Ho avuto la possibilità quest'anno di andare al GIORNI FLUPA UX, un evento di riferimento nel campo dell'UX Design in Francia.
Questa è stata la mia prima edizione, ed ero accompagnato dal mio collega Anaïs Bernard (Product Designer). Eravamo ansiosi di scoprire le conferenze, dato che il programma e il tema ci interessava.
Design, tra tradizione e futuro
L'edizione 2025 dei Flupa UX Days aveva qualcosa di unico.
In un contesto incerto, tra tensioni economiche, sconvolgimenti legati all'intelligenza artificiale e perdita di orientamento, la comunità del design si è unita per mettere in discussione il significato di ciò che fa.
Il tema “UX e trasmissione” è servito da filo conduttore per una riflessione collettiva: come possiamo trasmettere le nostre pratiche e i nostri valori per costruire un futuro più desiderabile, più inclusivo e più sostenibile?
Un momento sospeso, lucido e necessario, dove ogni discorso sembrava rispondere a modo suo a questa ricerca di significato.
Suggerisco di tornare insieme alle conferenze e ai feedback che hanno avuto il maggiore impatto su di me. e condividere con voi gli insegnamenti concreti che ne ho tratto.
Il design nell'era dell'economia generativa, di Anne Asensio
Grazie alla sua vasta esperienza nel design industriale, in particolare presso Renault e poi presso Dassault Systèmes, porta con sé una visione del design che va oltre le interfacce: stiamo parlando di sistemi complessi e integrati, collegati a realtà industriali come l'industria automobilistica o aeronautica, settori in cui strumenti e metodologie sono spesso più avanzati dei nostri.
In particolare, ha presentato l'uso di gemelli digitali presso Dassault Systèmes: Ambienti 3D che consentono di simulare scenari a monte della produzione con una precisione impressionante.
Questi ambienti aprono nuove modalità di collaborazione in ambito progettuale, consentendo di esplorare collettivamente scenari complessi anche prima della fase di produzione.
Un approccio che incoraggia una migliore anticipazione degli impatti, anche se in ultima analisi tutto dipende da di ciò che scegliamo di farne.
👉 Cosa ricordo: l'importanza di pensare al design come un approccio profondamente collettivo, in cui l'essere umano rimane al centro, anche di fronte a strumenti sempre più complessi. È un vero monito: non dimenticare il potere dell'intelligenza collettiva, la necessità di incontrarsi nella vita reale, sul campo, per coltivare connessioni e "vivere insieme".
E nell'era dell'intelligenza artificiale generativa, questa idea assume ancora più significato. Come ha giustamente affermato Anne Asensio: ci stiamo addentrando in un territorio inesplorato, e potremmo anche farlo insieme. Condividiamo le nostre esperienze, i nostri dubbi, le nostre scoperte. Non restiamo isolati, ma impariamo gli uni dagli altri. Forse questo è il miglior antidoto all'opacità della tecnologia: procedere insieme, mantenendo la dimensione umana.
Design per un mondo vivente, di Nicolas Roesch
Dal design incentrato sull'utente al design incentrato sulla vita.
Con intelligenza e umiltà, Nicolas Roesch ci ha invitato a cambiare focus, a progettare non piu per ou contro i vivi, ma con lui.
In programma: progettazione biofilica, interspecie, oggetti di mediazione sensibili e soprattutto un invito a reintegrare i viventi come stakeholder.
Ci ha portato dal “design incentrato sull’utente” al “design incentrato sulla vita”, invitandoci a riconsiderare le nostre pratiche dal punto di vista della sostenibilità, della connessione con il territorio e delle interdipendenze.
Tra le asce che condivideva, Quello sull'immaginario mi ha particolarmente colpito in quanto designer. Ci ha ricordato che la nostra cultura visiva si è gradualmente disconnessa dal mondo vivente: "Se conosci più loghi che foglie d'albero, allora capisci perché abbiamo bisogno di ripopolare la nostra immaginazione." Questa frase è sorprendente perché ci ricorda quanto la natura sia stata cancellata dalle nostre storie, dalle nostre finzioni, dalle nostre immagini, dai nostri giochi infantili.
Questo è ciò che lo ha spinto in particolare a fondare ZOEPOLIS: rimettere la vita al centro delle nostre storie e pratiche progettuali. Perché se la vita non è nella nostra immaginazione, non sarà nemmeno nei nostri progetti.
👉 Ciò che ricordo di più è questa voglia di progettare non solo per la vita, ma con la vita, accettando il disagio che questo comporta, rallentando e imparando a comporre con altre forme di vita e di pensiero.
Nicolas Roesch ne parla "coalizioni scomode" —come quello delle vespe, che non piace a nessuno, ma che comunque va preso in considerazione. Mette in discussione il nostro comfort abituale, perché abbiamo sempre progettato per il comfort umano.
Per concludere, questa frase di Arthur Westwood, citata da Nicolas, riassume bene il ruolo del design: "I territori della Terra, comprese le città, sono i luoghi in cui umani e non umani continuano a tessere la vita. Il design può diventare un invito a diventare tessitori consapevoli ed efficaci della rete della vita".
UX in ambito sanitario, trasmettere per avvisare meglio il medico e istruire meglio il paziente, di Clémence Mayolle
Questo feedback evidenzia una sfida fondamentale della progettazione sanitaria: rendere i dati medici comprensibili, utili e accessibili, lungo tutto il percorso di cura, per tutte le parti interessate: medici, farmacisti, pazienti.
Al centro di questo approccio: la trasmissione. Si tratta di condividere le informazioni giuste, al momento giusto, senza sovraccaricare l'utente con avvisi inutili. Troppi avvisi annullano l'allarme, ma troppo pochi indeboliscono la sicurezza dell'assistenza.
È quindi fondamentale progettare avvisi più intelligenti, contestualizzare i dati in dettaglio e offrire un supporto che faciliti il rispetto delle norme, con una convinzione forte: una migliore trasmissione significa una migliore assistenza.
In questa logica, l’UX in ambito sanitario diventa uno strumento di mediazione:
- Un piano di ripresa ben studiato può sostituire un lungo discorso.
- Un chiaro segnale d’allarme diventa un momento di educazione terapeutica.
- Un documento stampato facilita la cooperazione tra professionisti.
👉 Cosa ricordo: Il design dell'informazione è un potente alleato della saluteNon si tratta semplicemente di rendere le informazioni leggibili, ma di strutturarle per supportare le decisioni mediche, incoraggiare l'autonomia del paziente e facilitare il coordinamento tra gli operatori sanitari.
Ciò che ho particolarmente apprezzato in questo approccio è la volontà di fare degli strumenti digitali dei veri e propri mezzi di trasmissione: mezzi che aiutare a capire, promuovere la conformità et creare un collegamento tra medici, farmacisti e pazienti.
Un buon design, qui, non è solo un'interfaccia chiara. È un modo di prendersi cura di più persone, attraverso strumenti pensati per informare, supportare... e, in ultima analisi, migliore cura.
Designer nel 2030: un laboratorio prospettico per la presa in carico la sua evoluzione, di Marie-Valentine GALLON
Con il workshop “Designer nel 2030”, Marie Valentin (designer di Mirakl) ci ha offerto un momento raro: un passo da parte per riflettere collettivamente su ciò che vogliamo diventare, in una professione in continua trasformazione.
In un contesto di accelerazione tecnologica, in cui l’intelligenza artificiale solleva tante opportunità quante incertezze, la sfida non era quella di elaborare uno scenario fisso del futuro, ma di porsi questa domanda semplice ed essenziale: “Come vogliamo evolverci?” Individualmente, collettivamente, strategicamente.
L'officina, costruita come un viaggio nel tempo, ha contribuito a tracciare l'evoluzione della professione dal 2005, per comprendere meglio da dove veniamo... e dove stiamo andando. Dalla perfezione dei pixel di Flash all'ibridazione strategica di oggi, i designer hanno imparato a lavorare con strumenti, ruoli e requisiti in continua evoluzione.
La professione del designer: tra realtà passata (2005) e proiezione futura (2036).
Mi è piaciuto molto il formato vivace, giocoso e coinvolgente, che combina proiezione, giochi di carte, tavole rotonde e scrittura di un manifesto collettivo. Menzione speciale al “carte booster” (strategia, dati, tecnologia, società) che hanno aiutato ciascuno a costruire un mappa stradale personale per i prossimi 5 anni.
💬 La mia conclusione principale: il futuro del design non è una questione di pura padronanza tecnologica. È un posizione, un prospettiva strategica, un etica coltivare.
Utilizzare l'intelligenza artificiale, certo, ma senza negare ciò che ci rende umani: la capacità di ascoltare, di dare un senso, di creare connessioni.
👉 Da ricordare:
- Il design non scompare, evoluto.
- Sta a noi essere Moteurs del cambiamento, non spettatori.
- Per supportare le nostre squadre, dobbiamo dare il diritto di sperimentare, dubitare, sbagliarsi.
- Il design di domani sarà collettivo, ibrido, responsabile — e tuttavia profondamente umano.
“Designer nel 2030” è già qui!
Ogni progetto è un manifesto per il futuro di Thorsten JONAS
E se ogni decisione progettuale fosse un impegno per il mondo di domani?
Questa è la convinzione che porta con sé Thorsten Jonas, designer attivista, che ci ha offerto una conferenza lucida, incisiva... e decisamente politica.
Fin dall'inizio, mette in discussione la nostra promessa fondante: comfort dell'utente.
Questo comfort, spesso presentato come fine a se stesso, ha un costo invisibile : precarietà dei lavoratori (fattorini, autisti), standardizzazione delle città (Airbnb), distruzione delle attività commerciali locali, ecc.
Volendo ottimizzare troppo per l'utente finale, dimentichiamo gli altri: il pianeta, le comunità, il futuro.
Dal lato dell'IA, l'osservazione è altrettanto chiara: sotto il suo aspetto miracoloso, consuma, sfrutta, leviga. Produce interfacce efficienti, ma conforme e cavo, l'immaginazione è impoverita.
👉 Cosa mi è piaciuto: la sua capacità di ampliare la nostra attenzione, per eliminare il design dalla sola UX
per ancorarlo ecosistemi sociali e ambientaliNon si tratta più solo di pensare per l'umano ma con tutti gli esseri viventi.
🛠️ Per questo, offre due strumenti semplici ma potenti:
- Un' mappatura delle conseguenze : elencare gli impatti negativi di un'esperienza,
non solo i profitti. - Un percorso utente arricchito che include effetti sociali, ecologici e temporali
di ogni passaggio.
Come designer, abbiamo il potere di raccontare altre storie, per creare esperienze più sobrie, più giuste, più inclusive.
In breve, questa conferenza è un appello. Un appello a non rendere più il design un semplice strumento. di conversione ma una atto politico, etico ed ecologico.
Ricorda:
- Pensare alle esclusioni Per chi non progettiamo? E perché?
- Consapevolezza delle conseguenze : ogni scelta conta, non importa quanto piccola.
- Terzo impatto da integrare : oltre il business e l'utente,
pensiamo anche all'impatto ambientale. - Non essere più soggetto a sistemi : trasformarli.
Questo momento riecheggia una verità a volte dimenticata: Progettare significa sempre fare delle scelte. E ogni scelta dice qualcosa sui nostri valori.
In conclusione per gli UX Days 2025
Questo primo UX DAYS è stato davvero arricchente. Un momento che ti fa bene, e ne esci con una sensazione di benessere.
Con tante idee e riflessioni. Nonostante le numerose sfide e tensioni future, continuo a nutrire fiducia nella nostra capacità di trovare soluzioni.
Molti interventi si concentrano sui temi giusti, facendo affidamento sull’intelligenza collettiva,
creatività e la nostra responsabilità per ogni azione, anche la più banale.
🤩 È stata anche l'occasione per confrontarsi con altri designer, per incontrare vecchi colleghi e anche per conoscere nuove persone.
👏 Grazie a FLUPA, ai volontari e ai relatori per questa eccellente organizzazione e per le presentazioni di qualità.
🖤 Un enorme ringraziamento anche a UX Republic per questa fantastica opportunità.
Théo MERIEN, Progettista di prodotto presso UX-REPUBLIC









